«Non ci sono più i giovani di una volta”, si sente spesso dire. Ma sono solo i giovani a essere diversi? O sono anche le mamme, i papà, i politici e chiunque abbia la responsabilità di una famiglia, di un gruppo, di una azienda, di una comunità?
E’ sempre facile generalizzare e semplificare. E’ sempre facile emettere sentenze. Ma bisogna anche sapersi interrogare e mettere in discussione. Bisogna chiedersi se la carenza di valori sia causa di questa vita che fagocita tutto o se i valori non si stanno più coltivando, enfatizzando, difendendo e diffondendo.
L’esempio, da sempre, è il modo migliore per insegnare qualcosa.
Ognuno di noi, da cittadino e membro di una comunità, è chiamato a essere esempio positivo. Non possiamo accettare di rassegnarci ai segnali di una società che traballa, ma dobbiamo esaltarne ogni seme costruttivo e propositivo.
Ecco perché è bello e doveroso ricordare il 25 aprile del 1945 con tutti i suoi significati. E’ l’occasione di avere, e di dare, la straordinaria possibilità di conoscere la resistenza nel suo significato essenziale: quel giorno, simbolicamente, si è ri-conquistata la libertà e ridata la speranza grazie all’impegno attivo e coraggioso di una parte della popolazione.
Fu una battaglia impari, ma proprio quella battaglia rappresenta ancora oggi uno degli aspetti migliori della nostra identità: i valori e il senso di appartenenza, la voglia di ribellarsi alla dittatura, la difesa delle proprie radici furono un motore straordinario che spinse gli uomini di allora a lanciarsi in un’impresa epica.
Conoscere quelle storie, le vicende, le cronache è elemento fondamentale per non dimenticare che 72 anni fa i diritti che oggi diamo per scontati sono stati conquistati, avviando un percorso democratico di grande valore. E con esso la condanna di qualsiasi forma di oppressione e dittatura, senza distinzioni politiche o religiose.
Abbiamo il dovere morale di ricordare, di conoscere, di non rendere vano il sacrificio di tanti uomini e donne e di intere generazioni che hanno caratterizzato la nostra storia, anche recente.
Abbiamo il dovere di tramandare la storia e la sua conoscenza, ma dando a tutti gli strumenti per approfondire e conoscere. Senza indottrinamenti e filtri politici.
I giovani hanno bisogno di adulti che insegnano a resistere. Se tutto diventa lecito, come si fa ad imparare a resistere?
E’ il nostro compito di adulti: resistere e insegnare ai giovani a farlo».
(La sintesi del discorso di oggi. Scritto, ma poi diventato “a braccio”. Photo Enrico Appiani)